Teatri di conflitto

Jessica e Romano (24 e 26 anni), onesti cittadini qualunque mentre guardano la puntata di Ballarò del 2 ottobre 2012 (sul tema dei referendum sulla privatizzazione dell’acqua e sul nucleare)
“Ma è possibile decidere su un tema così importante? Chiamare al voto persone ignoranti, incompetenti a decidere
per un’intera nazione se vogliono il nucleare o meno?”
Si discute se un popolo, se ogni singola persona, è autorizzata ad autodeterminarsi o meno!
C’è ancora un punto interrogativo su questa questione? Evidentemente sì.

L’obiettivo di Teatro di conflitto è instaurare un dialogo tra il teatro e l’attualità.

Se la caratteristica dei classici (dalla letteratura al cinema, all’arte visiva) è quella di dialogare con i propri contemporanei trovando nella propria quotidianità temi universali, è chiaro che il teatro ad oggi presente nei teatri stabili non ha la minima aspirazione a diventare un classico.
Il “popolare” è un concetto da riconsiderare, è un concetto dietro al quale ci si barrica per squalificare sempre più stagioni e programmazioni e impoverire l’offerta per una maggioranza.

Lavorare nella cultura non è un passatempo, è una responsabilità.

Il teatro dell’autoreferenzialità è un sarcofago vuoto.

Abbiamo coinvolto 6 maestri di 6 discipline ben specifiche che condurranno dei workshop tematici:
2/3 marzo: Giuseppe Liotta – drammaturgia
9/10 marzo: Agnieszka Bresler e Diego Pileggi- teatro fisico
16/17 marzo: Arianna di Pietro – teatro di figura
23/24 marzo: André Casaca – clown
6/7 aprile: Nicola Brushi – scenografia
13/14 aprile: Sandra Cavallini – maschera
20/21 aprile: Ursa Maior Teatro – conclusione, montaggio

L’ultimo laboratorio riguarderà il montaggio e sarà applicato al materiale ricavato dai laboratori precedenti.

Il teatro, a partire dalla drammaturgia, è conflitto. Senza conflitto non c’è storia e senza storia non c’è teatro. E se si desidera un teatro senza drammaturgia, esso non è possibile senza conflitto fisico dell’attore con se stesso per la creazione di una partitura fisica.
Il conflitto è nucleo del teatro a partire dalla drammaturgia, classica o fisica che sia, per arrivare al conflitto del teatro con il mercato, con la realtà, dei conflitti presenti nel mondo adesso e di cui i movimenti artistici hanno l’obbligo di tener conto.
Conflitto è anche la base per la ricerca di una propria identità, è la base del ricambio generazionale.

I conflitti che ci interessano son quelli che scoppiano come focolai in tutti gli angoli del mondo da persone che aspirano ad una vita più libera, quelli del teatro con la realtà, del teatro col teatro, sono quelli che portano un bambino a diventare un adulto.
Ci siamo chieste perché il teatro non interagisce di più con quello che gli sta intorno, come mai Dostoevski, Fogazzaro, Fenoglio, Sciascia e tanti ora considerati classici (e nel cinema è ancora più lampante) riuscissero a parlare ai contemporanei con temi contemporanei attingendo alla loro universalità mentre il nostro teatro non ne è più capace.

La nostra è una ricerca personale, quella che porta molti artisti ad un certo punto della loro vita a chiedersi in che modo sono “utili” al mondo che sta loro intorno.
Abbiamo bisogno di ritrovare l’utilità del teatro, che può anche essere educazione al bello ma lo dev’essere con consapevolezza.

Teatri di conflitto è quindi un modo per investigare la possibilità del teatro di farsi portavoce del dolore del mondo, qui ed ora, e di aspirare all’universale.

Costo del ciclo (7 lab): 500€| Earlybirds 450€ per i primi 2 iscritti entro il 19 febbraio
Costo dei singoli laboratori: 170€ |Earlybirds 150€ per i primi 2 iscritti per singolo lab entro il 19 febbraio
Info:
Elena Cardamone | 349 4957818 | [email protected]
Vanessa La Farciola | 338 8086584 | [email protected]

Scarica il pdf con i cv dei Maestri